lunedì, marzo 20, 2006

DELITTI E PRIVACY

IL FATTO
La famiglia Onofri denuncia il rapimento del figlioletto. La polizia non trova indizi e concentra le ricerche sulla vita privata dei coniugi. I giornali riportano frasi del diario personale della madre, mentre il padre è sottoposto a un processo mediatico per aver archiviato sul comuter immagini “pedofile”.La sua personalità diventa oggetto di analisi pubbliche

LA DOMANDA
Dal punto di vista etico, è accettabile tale intrusione nella vita privata di un cittadino?

RISPOSTA A.
No, perché:
1) Una tale violazione della sfera intima è accettabile solo all’interno di un processo, pubblico per sua natura. Ma i due genitori non sono, al momento indagati.
2) Anche se lo fossero, le indagini dovrebbero salvaguardare il loro diritto alla riservatezza.
3) E’ non è affatto ovvio, poi, che il solo possesso di immagini pornografiche con minori sia di per se stesso “pedofilia”.
4) Alla base della vicenda vi sono sia l’antica e disdicevole propensione dei giornalisti a creare “il mostro” e sbatterlo in prima pagina, sia una morbosa curiosità, che non si tramuta da vizio in virtù solo per l’essere praticata su larga scala.

RISPOSTA B.
Sì, perché:
1) E’ in gioco la vita di un minore. E i bambini non “appartengono” ai genitori, bensì alla comuinità intera, che ha il dovere di proteggerli anche contro la loro famiglia, se è il caso.
2) La stragrande maggioranza dei delitti matura all’interno delle mura domestiche e si ha la sensazione che parricidi e infanticidi siano in aumento.
3) C’è un interesse sociale (se non addirittura un dovere) a sapere cosa sta succendo, sia nella famiglia Onofri sia nell’istituto familiare in genere. Il rapimento di un bambino non può essere ridotto a un fatto privato.